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I Rischi e i Limiti connessi all’impiego dei c.d. modelli di Intelligenza Artificiale applicati ai Diritti d’Autore

Abbiamo mai pensato ai rischi connessi all’utilizzo dei dati, in qualunque forma siano (immagini, testi, disegni, ecc.) come prodotti dell’A.I.? E se il contenuto risultasse frutto di un’opera dell’ingegno e per tale tutelata dal diritto d’autore?

L’uso dei modelli di intelligenza artificiale generativa nell’ambito dei diritti d’autore presenta opportunità sicuramente significative, ma anche dei rischi e sfide che devono essere attentamente considerati e gestiti. Per quanto in premessa, è di  fondamentale importanza sviluppare un quadro giuridico ed etico che bilanci l’innovazione con la protezione dei diritti d’autore, a tutela dei creatori e degli utenti.  Sul punto già nel gennaio 2023  la Suprema Corte, con la sentenza n. 1107, si era trovata ad esprimersi sulla paternità di un’opera generata attraverso l’uso di sistemi di Intelligenza Artificiale e, la sua tutela, mediante l’applicazione dei principi che regolano la disciplina del diritto d’autore.

Prima applicazione ad un caso pratico di denuncia di violazione diritto d’autore

I fatti risalgono al Festival di Sanremo 2016, la causa petendi traeva origine dall’utilizzo non autorizzato, da parte di un’emittente televisiva, di una scenografia realizzata per il Festival lamentando la violazione del proprio diritto d’autore e richiedeva, pertanto, il risarcimento del danno.

La tesi meritevole di pregio, è quella secondo la quale la Corte di Appello avrebbe erroneamente qualificato come opera dell’ingegno un’immagine generata da un software che, in quanto tale, non è attribuibile ad un soggetto fisico o meglio ad un opus direttamente ricollegabile ad un presunto autore. Nel successivo giudizio in Cassazione, emergerà un dato fondamentale: l’opera oggetto della controversia, erroneamente attribuita all’ingegno dell’attore, è solamente l’immagine digitale creata attraverso l’utilizzo di un software che ne ha elaborato la forma, i colori e i dettagli tramite algoritmi matematici. Ne deriva che la presunta autrice avrebbe solamente scelto l’algoritmo da applicare e approvato il risultato generato dal computer.

I rischi nell’utilizzo di contenuti generati dall’A.I.

I modelli di AI generativa possono creare opere che riproducono o imitano lavori protetti da copyright senza l’autorizzazione del titolare dei diritti, portando a potenziali violazioni, specie se i dati utilizzati per l’addestramento non sono stati autorizzati dagli autori.

Responsabilità sull’utilizzo di opere dell’algoritmo di A.I.

La creazione di opere dell’intelligenza artificiale destabilizzano il sistema giuridico standard,  in quanto ci si deve domandare:   E’ possibile ricollegare la paternità di un opera ad una A.I.  di guisa tutelarla attraverso la normativa relativa al diritti d’autore?

Secondo la  Suprema Corte  l’utilizzo di un software nel processo creativo di un’immagine non è “certamente sufficiente” per negare il carattere creativo di un’opera dell’ingegno e come tale l’utilizzo impone  uno scrutinio maggiormente rigoroso del tasso di creatività, volto a “verificare se e in qual misura l’utilizzo dello strumento abbia assorbito l’elaborazione creativa dell’artista che se ne era avvalsa”.

L’attribuzione di paternità del diritto d’autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Stabilire chi detiene i diritti d’autore per le opere create dall’AI può essere complesso. L’attuale quadro giuridico in molti paesi non riconosce l’AI come entità legale che può detenere diritti d’autore. La giurisprudenza nazionale prova a tracciare comunque una linea di demarcazione:   nell’ipotesi in cui, all’esito di tale accertamento di fatto, venga ritenuto prevalente l’apporto umano rispetto a quello della macchina, non vi sarebbe ragione per non riconoscere tutela (attraverso la normativa relativa al diritti d’autore) alla persona che di tale strumento si sia servita.

Il principio di riferimento rimane quello della novità e originalità dell’opus, da intendersi come manifestazione dell’ingegno creativo dell’autore medesimo. L’opera realizzata dovrà sempre riflettere, dunque, per essere degna di tutela “la personalità del suo autore, manifestando le sue scelte libere e creative”.

Anna Olivieri Avvocato

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