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L’importanza dell’acquisizione dei file nelle indagini di polizia

Le legislazioni europea ed italiana non definiscono efficacemente il modo in cui debbano essere trattati i reperti informatici (hardware, software, metodologie), tuttavia esistono delle best practice, note da diversi anni, che ne descrivono l’opportuno trattamento.

Errori nella manipolazione dei reperti informatici alla base della invalidità dei mezzi di prova

Nonostante esistano delle metodologie per conservare e congelare in maniera irreprensibile, errate manipolazioni dei reperti informatici si verificano piuttosto frequentemente a causa della scarsa preparazione della Polizia Giudiziaria operante, dei loro ausiliari e dei consulenti tecnici. Questa cattiva condotta solitamente impedisce che, durante i procedimenti penali, il dato informatico possa diventare prova favorevole o contraria all’indagato stesso.

Gli errori incidono sulla affermazione della verità processuale, potendo concorrere all’errore giudiziario

Al fine di scongiurare il rischio che elementi di prova possano essere esclusi da ogni possibile valutazione in sede dibattimentale, che nasce il Corso in Digital Forensics promosso per sensibilizzare alla formazione su aspetti investigativi di repertazione corretta di elementi digitali. Lo scopo è quello di coinvolgere gli investigatori di polizia e periti ad affrontare e capire le tematiche tecniche relative alle modalità di trattamento dei dati, utili a fini investigativi e processuali, dimostrando attraverso studi e cold case quanto alcune operazioni maldestre da parte degli operanti, abbiano potuto contaminare ed alterare in maniera irreversibile i dati informatici. Talvolta è sufficiente sollevare dei semplici dubbi di scarsa integralità del dato per vanificare gli sforzi investigativi volti ad assicurare l’autore di un crimine alla giustizia.

Un caso emblematico: delitto di Garlasco

Molti ricorderanno del materiale rinvenuto nel personal computer di Alberto Stasi (accusato di essere l’autore del delitto di omicidio della sua fidanzata), ebbene nella Sentenza della Suprema di Cassazione – Quinta Sezione penale- del 21/06/2016 n° 25799 emergeva che le Forze dell’Ordine investiganti avevano effettuato ripetuti e scorretti accessi secondo i consulenti del Pubblico Ministero alterando notevolmente le prove.

Proprio in relazione a questi episodi c’è bisogno, soprattutto da parte degli operatori delle forze dell’ordine, dei consulenti tecnici, avvocati e magistrati di giungere alla consapevolezza della necessaria preparazione volta al saper gestire, catalogare e preservare le prove documentali informatiche.

Il senso di frustrazione che può derivare dalla consapevolezza dell’aver danneggiato, seppur involontariamente ma solo per scarsa preparazione, un elemento di prova, deve essere per forza scongiurato. specie quando a pagarne le conseguenze è la verità, non dimenticando affatto che, talvolta, coloro che agiscono imprudentemente, negligentemente e che per colpa provocano danni irreparabili potrebbero essere loro stessi imputati e chiamati a rispondere dei danni cagionati, quanto meno all’immagine dell’Ente di appartenenza.


*Docente Corso Digital Forensics e Investigazioni Digitali Forensi

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