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Sicurezza in rete: il grooming

Adolescenti adescati da adulti in rete.

La sicurezza passa per la prevenzione. Non è uno slogan ma una necessità. Per fare ciò occorre imparare a riconoscere se si è vittima di grooming.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, sempre più adolescenti sono vittime di adulti che si nascondono dietro profili finti, personificando un adolescente (e questo è già un reato di falsa identità) per entrare in contatto con loro. Lo scopo è quello di conquistare la loro fiducia, e riuscire ad ottenere foto compromettenti, magari a sfondo sessuale, al fine di ricattarli o per diffondere quelle stesse foto in rete.

Questo è il grooming, un fenomeno in crescendo, non solo nei social network, ma anche nelle chat, su YouTube e nelle PlayStation.

Groomingderiva dal verbo “to groom che significa curare. Il significato già rende l’idea circa la tecnica usata dai pedofili per entrare in contatto con le proprie vittime designate.

Si tratta di una vera e propria manipolazione psicologica perpetrata attraverso canali social, giochi online e chat collegate, cercando questi mezzi proprio per mettersi in contatto con i minori. Lo scopo è quello di estorcere la loro fiducia e stabilire con loro un legame relazionale, di natura sentimentale, emozionale, con il proposito di giungere a comportamenti intimi a sfondo sessuale.

Quanti adolescenti vengono adescati in Italia?

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 2 adolescenti su 10 sono stati adescati online da adulti sconosciuti, in particolare le ragazze. Gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, nel 14% dei casi accettano l’amicizia da chiunque gliela chieda. Ed è questo il punto centrale da cui far partire la prevenzione.

Mentre le ragazze risultano più attente e selettive rispetto ai coetanei maschi, quest’ultimi non adoperano molti filtri per selezionare i loro contatti. Il problema principale risiede nella ricerca dei follower, nel mito dell’influencer. Pur di avere un numero elevato di “amici”, accettano contatti di qualsiasi persona, senza la benché più minima verifica.

È stimato che oltre 6 adolescenti su 10 hanno chattato con un estraneo e più di 4 su 10 hanno incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet.

Nel 6% dei casi si sono trovati di fronte una persona diversa da quella che si aspettavano e nel 2% si trattava di un adulto.

Un altro dato importante che emerge e che incide sulla prevenzione, è di tipo emotivo. Si constata un bisogno enorme da parte dei ragazzi di creare legami online, perché spesso troppo soli e abbandonati nella rete. Questo fa si che, non appena trovano qualcuno in grado di dargli un minimo di ascolto, si abbandonano completamente, non valutando le conseguenze della loro apertura finendo in trappola.

Maggiormente a rischio, quindi, sono gli adolescenti particolarmente introversi, insicuri, che hanno difficoltà a socializzare di persona. Ci sono le vittime che vivono di trascuratezza genitoriale, spesso reduci da separazioni conflittuali, poi ci sono i cosiddetti ragazzi temerari, che non hanno paura o che vogliono vivere adrenalinicamente e che per questo si lanciano nella rete alla ricerca di nuove conquiste e spesso si ritrovano incastrati in qualcosa di più grande di loro che non sono in grado di gestire. Poi ci sono i ragazzi troppo ingenui e non educati al pericolo della rete.

Riconoscere il comportamento degli adescatori

Prevenire significa capire e riconoscere come si muovono nella rete e quali sono i reali pericoli. Abbiamo già anticipato il fatto che essi creano finti profili sui social network e sulle app di messaggistica, preferendo immagini fittizie di ragazzi/e di bell’aspetto e comunque seguendo i gusti adolescenziali. Un mondo, quello degli adolescenti, che questi criminali conoscono fin troppo bene. Infatti, riescono ad ingannare la vittima designata con semplicità, fingendo chi non sono molto credibilmente. Il loro scopo è stabilire un contatto attraverso i messaggi, spingendosi sempre di più in modo di stabilire un rapporto sempre più profondo volto ad ottenere informazioni personali: numero di telefono, indirizzo di casa ecc. abitudini. Ma l’obiettivo vero è arrivare ad ottenere delle foto private, di riuscire a vederli usare la webcam in atti espliciti a sfondo sessuale, talvolta coinvolgendo anche terze persone.

Purtroppo, per gli adolescenti, specie alla prima esperienza, può sembrare eccitante sentirsi provocati sessualmente, il che li fa sentire emancipati, senza che riescano a realizzare che in quel preciso momento stanno fornendo materiale pedopornografico che finirà su un mercato online.

Che cosa accade se poi l’adolescente rifiuta di continuare il rapporto con l’adescatore?

In queste situazioni accade che si giunga a veri e propri ricatti e intimidazioni di vario tipo, soprattutto minacciando di condividere online quelle foto e video espliciti che lo ritraggono. Talvolta la minaccia riguarda il mettere a conoscenza i genitori di queste attività pornografiche. Il tutto dipende da ciò che l’adescatore è riuscito a capire e a sapere della sua vittima, affinché il ricatto riesca.

Conseguenze sulla psiche…

Il momento in cui ci si “sveglia” in una realtà dove ciò che si è compiuto desta vergogna, paura per il futuro circa le conseguenze sulla propria reputazione, questo vivere nel male oscuro va a creare dei danni psichici importanti in questi adolescenti, che poi si riversano inevitabilmente nella loro sfera emotiva e comportamentale.

Quali sono i segnali di allarme circa questo disagio interiore?

Un genitore attento, non può non notare i cambiamenti, per quanto microscopici, come ad esempio la tendenza ad uscire sempre meno con gli amici, al preferire di restare da solo nella propria stanza ecc. Cambiamenti nelle abitudini, a cui si unisce un cambiamento nel tono dell’umore. Può apparire più sovrappensiero o silenzioso, come se stesse nascondendo qualcosa, o turbato, il che si può notare in correlazione e soprattutto dopo l’aver trascorso del tempo online.

Nella fase iniziale del rapporto, invece, può accadere l’esatto contrario poiché l’interesse destato lo spinge a mettersi maggiormente in mostra, magari si potrà osservare un cambiamento nelle modalità di utilizzo della tecnologia, ad esempio trascorrendo più tempo nell’utilizzo, tendenza a farsi più selfie, a scrivere molto di più, ad essere maggiormente assorbito in quelle attività, diventando addirittura nervoso ed irascibile quando non gli è possibile accedere alla rete. Tra l’altro, è evidente l’attesa di ricevere notifiche, leggibile nella modifica dello sguardo e dell’espressione del volto quando è connesso allo smartphone e gli arriva qualche messaggio.

In questa fase, tenderà a nascondere queste attività online, cercando di impostare una maggiore sicurezza per evitare che un genitore possa verificare il contenuto delle sue azioni online.

Il presente documento ha lo scopo di invitare i genitori ad una maggior consapevolezza dei pericoli della rete, in modo che non abdichino al loro ruolo di educatori, ma che ne siano gli artefici primari iniziando proprio dalla loro stessa formazione. Non si può educare qualcuno se prima non si è adeguatamente formati. La fiducia, poi, non è un punto di partenza ma un percorso che si acquisisce nel tempo. I genitori hanno il dovere di verificare se i loro figli sono consapevoli delle loro scelte. Non è mancanza di fiducia discutere delle scelte e dei comportamenti che i loro ragazzi mettono in atto. Basta chiedere loro: “pensi di essere la stessa persona quando sei con i tuoi piuttosto che con i tuoi amici?”. La risposta vi sorprenderà!

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