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La “quasi flagranza” di reato

Una precisazione di legittimità (Cass. pen., sez. II, 30 settembre 2020, n. 27.229)

Il presente contributo evidenzia le digressioni compiute dalla recente sentenza 30 settembre 2020, n. 27.229, emessa dalla seconda sezione penale della Corte di Cassazione, in tema di quasi flagranza di reato.

La flagranza di reato è un istituto giuridico particolarmente influenzato dalla prassi giurisprudenziale.

Nella fattispecie oggetto di commento, il Tribunale di Messina non convalidava l’arresto di un indagato per il reato di truffa aggravata consistita nell’aver simulato un sinistro stradale, così ottenendo dalla persona offesa la somma di cento euro (la c.d. truffa dello specchietto).

Il Tribunale riteneva che non sussistessero i presupposti della quasi flagranza del reato, tenuto conto che l’arresto sarebbe intervenuto “non nell’immediatezza dei fatti, bensì ad una certa distanza temporale dagli stessi ed in conseguenza delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, nonché di successiva ed ulteriore attività di indagine volta alla ricerca dell’autore del fatto”.

Ricorreva per Cassazione il Procuratore della Repubblica di Messina, deducendo violazione di legge per non avere il Tribunale ritenuto sussistente lo stato di quasi flagranza del reato, omettendo di tenere in considerazione che l’arresto fosse avvenuto a distanza di circa un’ora dal fatto, dopo un inseguimento e quando l’indagato era ancora in possesso di tracce del reato.

Più in particolare, dopo la chiamata al 113 del fratello della vittima, l’indagato era stato arrestato quando ancora indossava lo stesso abbigliamento descritto dalla persona offesa, alla guida della medesima autovettura utilizzata per commettere il delitto con lo specchietto appositamente modificato per simularne la rottura. L’indagato, peraltro, aveva successivamente reso piena confessione in sede di interrogatorio.

La Corte accoglieva il ricorso.

L’art. 382 c.p.p. specifica che “è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima. Nel reato permanente lo stato di flagranza dura fino a quando non è cessata la permanenza”.

La norma così formulata accoglie una nozione unitaria di stato di flagranza indicando in essa la flagranza “propria”, o in senso stretto (“chi viene colto nell’atto di commettere il reato”) e quella flagranza “impropria” o quasi flagranza (“chi, subito dopo il reato, è inseguito (…) ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima”).

Nel caso di specie, chiosa il Collegio come il personale delle forze dell’ordine, intervenuto, non avesse eseguito un vero e proprio “inseguimento” del reo, nell’accezione del termine utilizzato dall’art. 382 c.p.p., poiché ciò presupponeva la diretta percezione del delitto da parte della polizia giudiziaria e ciò non era avvenuto (di interesse operativo il concetto e la reale latitudine applicativa della nozione di “inseguimento del reo”, oggetto di un accesissimo dibattito giurisprudenziale, risolto solo recentemente dalle Sezioni Unite penali con sentenza 21 settembre 2016, n. 39.131).

Nel caso in esame, invece, l’indiziato, poi reo confesso, era stato trovato, senza apprezzabile lasso temporale dal fatto, ancora in possesso di una traccia chiara ed inequivocabile del reato, costituita dal possesso di una autovettura con uno specchietto conformato in modo da poter eseguire il raggiro della specifica truffa che era stata segnalata dal parente della vittima.

Tanto chiarito, la S.C. rimarcava l’orientamento maggioritario formatosi sul tema secondo cui l’integrazione dell’ipotesi della “quasi flagranza” costituita dalla “sorpresa” dell’indiziato con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente primanon richiede, a differenza del caso dell’inseguimento, che la polizia giudiziaria abbia diretta percezione della commissione del reato, essendo sufficiente l’immediata percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato.

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