Aspetti psicologici che incidono sulla sicurezza al tempo del Covid-19

Abbiamo letto da più parti modelli e procedure di comportamento per i cittadini, per gli operatori sanitari e per le polizie. Tutti abbiamo compreso, nella sua ridondanza, come riconoscere i sintomi e che cosa fare in caso di contagio da #Covid-19. Ma non tutti possono o hanno potuto rimanere a casa. Da qui la necessità di tutela degli operatori sanitari, degli operatori di polizia e di tutte quelle figure le cui attività erano indispensabili ai bisogni collettivi nell’emergenza sanitaria in atto.

Nel bilanciamento della tutela della salute pubblica con quella individuale, non potendo le predette attività essere sospese, in vista della ripresa della quotidianità, si rende necessario un appropriarsi dei giusti comportamenti. Perchè ciò avvenga occorre comprendere però come bisogna muoversi, quale comportamento tenere, al di là di tutto quanto è stato detto e fatto fino ad oggi.

Presto, infatti, si tornerà alla ripresa graduale delle attività  e finora nessuno ci ha spiegato come fare i conti con un sentimento che modula i nostri comportamenti: la paura!

La paura…

La paura è una emozione e come tutte le emozioni, è preprogrammata per essere utile all’uomo, tant’è che lo mette in guardia dai pericoli che incontra. Purtroppo può diventare un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto perché potrebbe generare comportamenti che espongono l’uomo stesso ad altri ulteriori rischi e di natura diversa da quella per la quale la paura stessa insorge.

Si può avere paura di adottare un determinato comportamento e l’ansia che ne deriva non ci permetterà di ragionare sulla situazione del momento in maniera razionale e di agire di conseguenza. In questa nostra realtà covid viviamo sperimentando l’ansia e la paura del contagio che per alcuni fino a raggiungere veri e propri attacchi di panico. Dunque a determinare un problema di salute di natura psicologica.

Che cosa accade se si avvertono i sintomi e siamo nel contempo intrisi di ansie e paure?

La scelta in funzione della tutela della salute pubblica come atto di responsabilità!

Inutile sottolineare che, se fino a ieri ci si recava a lavoro con un semplice raffreddore, oggi non è più opportuno che lo si faccia. Mantenere una certa superficialità riguardo a questo ed altri sintomi, specie quando un semplice raffreddore è accompagnato da un seppur lieve aumento della temperatura corporea, significa mettere a rischio un intero schieramento di persone con cui entriamo in contatto quotidianamente e, come abbiamo sperimentato, anche un sistema sanitario ed economico; in due parole: un intero Paese. 

Hai i sintomi da influenza? Contatta il medico…non decidere da solo!

Contattare il medico è la prima cosa da farsi, dunque. Sebbene fino a ieri consideravamo, forse ed in talune circostanze, esagerati e scansafatiche tutto coloro che si assentavano dal lavoro per lievi sintomi, oggi, sulla nostra pelle, non solo in termini di vite umane ma anche di prodotto ed economia, abbiamo appreso che non bisogna sottovalutare nessun sintomo. Ciò che si chiede è di non essere allarmisti, ma neanche superficiali: l’attenzione è il nuovo modello richiesto, per cui si consulti il proprio professionista di medicina di base, affinchè sia lui a determinare la scelta adeguata: rimanere a casa o no, indipendentemente dal servizio/lavoro/attività che si svolge anche se di pubblica necessità, poiché il bene primario da tutelarsi, in questo particolare momento storico, è la salute individuale e pubblica.

E se i sintomi dovessero manifestarsi sul luogo di lavoro?

Qualora i sintomi si dovessero manifestare durante l’orario di lavoro, bisogna non cadere nella tentazione del nascondimento per paura di essere additati, ma provvedere immediatamente ad allertare l’Autorità Sanitaria per l’espletamento delle procedure previste.

Tra la paura dell’ “untore” e quella della negazione…

In tempo di Covid si è parlato, giustamente, di sintomi, prevenzione e comportamenti connessi, ma nessuno finora ha mai analizzato che cosa accade nella mente della persona che manifesta i sintomi lievi quando si trova sul luogo di lavoro, ad esempio.

La paura di poter essere la causa del contagio ed essere additati come untori, potrebbe generare un perverso meccanismo di nascondimento del proprio stato di salute, e fino al possibile aggravamento, qualora ci fosse; peggio ancora se l’infezione si risolvesse senza problemi perché la situazione diverrebbe ancora più critica per l’aspetto delle forme di contagio. 

Altro elemento significativo è quello della paura che ingenera il meccanismo della negazione dei sintomi. Anche qui il rischio per sè e per gli altri è facilmente intuibile. Uscire di casa per recarsi al lavoro, mantenere un contatto sociale (fare la spesa, andare in banca…) negando i sintomi a se stessi nella speranza inconscia che sia frutto di una fantasia dettata dal condizionamento può risultare davvero pericoloso.

Questi aspetti poc’anzi descritti incidono sia sulla prevenzione del contagio, sia sulle cure e, quindi, gli effetti sulla persona sintomatica. Quindi, è nella consapevolezza di queste paure che si potrà scegliere in serenità il comportamento più adeguato, che scarti a priori il modello della superficialità riguardo alla sintomatologia, della paura dell’additamento e fino alla negazione, per paura, della malattia stessa.

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