Road Rage: una spiegazione altra agli incidenti stradali

Sempre più, episodi di cronaca nazionale hanno messo in luce come persone apparentemente normali commettano omicidi stradali come conseguenza di un atto di rabbia. L’ipotesi di partenza è che vi sia un elemento (la rabbia) che possa incidere, quindi, sui sinistri stradali, ragion per cui gli incidenti stradali siano la conseguenza delle liti stradali, veri e propri episodi di violenza che hanno come scena del crimine la strada ed il veicolo, tal per cui mettono in serio pericolo la vita stessa delle persone attraverso la circolazione stradale compromettendo oltremodo e volontariamente la sua sicurezza.

Il presupposto di base è che vi sia un vero proprio atteggiamento alla guida, tipico dell’individuo aggressivo, che sarà a determinare la lite stradale ed il conseguente “incidente stradale”, che di “incidente” non ha quasi nulla se non il fatto che il reato di lesioni è commesso con un autoveicolo.

Partendo dall’esperienza estera,  sul problema della guida aggressiva e violenta, dove emergeva, partendo da un sondaggio tra gli automobilisti, che gli stessi erano fortemente preoccupati per la sicurezza nelle strade a causa di quei comportamenti alla guida da parte di conducenti che si palesavano altamente aggressivi (40% degli intervistati). In altre parole, gli intervistati si sono mostrati più preoccupati di imbattersi in un conducente violento che di incrociare un automobilista ubriaco ( il 33% degli intervistati).  Fu in questo modo che, in America, l’“ira stradale” (Road Rage) divenne un termine popolare[1]. In Europa, invece, nel 1995, uno studio  compiuto dall’Unità di Sicurezza sulle Strade dell’associazione dell’automobile club della Gran Bretagna, riferì che, secondo i dati in loro possesso, il 90% dei conducenti avevano fatto esperienza di  incidenti causati dall’ “ira stradale[2].

In Italia, ricerche scientifiche in merito pare non esservi, l’unica presente è troppo approssimativa, con un campione di riferimento troppo esiguo (300 unità) per poter validare un risultato circa gli atteggiamenti degli italiani alla guida. Certo è che i fenomeni di guida aggressiva (Road Rage) sono presenti anche nel nostro Paese, guarda leggere la cronaca per accorgersi di quelle liti per ragioni di traffico, un sorpasso azzardato, un clacson troppo prolungato, una mancata precedenza,  alla base anche di uccisioni.

Per tale, IPS intende condurre una ricerca nel campo della SICUREZZA STRADALE  volta a conoscere gli ” Atteggiamenti e comportamenti degli automobilisti italiani”

Il disegno di ricerca: si tenderà di definire ed analizzare il fenomeno della c.d. road rage sul territorio italiano attraverso la tecnica della survey research. Definita la numerosità del campione, sarà somministrato un questionario a risposte chiuse che si compone di una prima parte atta a descrivere ed identificare il profilo sociale del campione e rilevare delle variabili ritenute utili allo scopo dell’indagine; da una seconda parte atta a descrivere e misurare gli atteggiamenti e i comportamenti della rabbia alla guida degli automobilisti italiani prendendo come riferimento e punto di partenza le aree dimensionali e gli indicatori proposti nella Driving Anger Scale di Deffenbacher et al. (1994), dagli studi presentati dalla AAA Foundation for Traffic Safety (1997) e da altri studi sul tema; la terza parte è rappresentata dalla Past Feelings and Acts of Violence Scale di Plutchik et al. (1989), test psicometrico utilizzato come strumento predittivo del rischio violenza.

Gli indicatori su menzionati verranno tra loro incrociati per una definizione delle tendenze del fenomeno road rage e proporre possibili soluzioni per difendersi e controllare la rabbia alla guida, anche attraverso una acquisizione di consapevolezza da parte del conducente aggressivo che fino ad oggi ha compiuto gesti e tenuto comportamenti in modo spontaneo ed emozionale.

Obbiettivi (Policy): Il recupero della coscienza del problema permette di agire su più fronti:

  • livello individuale: attività di prevenzione individuale mediante l’attivazione di campagne di sensibilizzazione ed istruzione sul fenomeno, in modo che i conducenti stessi limitino, ad esempio, i gesti di natura ostili, anche in risposta ai conducenti aggressivi;
  • livello collettivo: attività di prevenzione attraverso la conoscenza e la consapevolezza del fenomeno ed imparando a riconoscere i comportamenti aggressivi alla guida, in modo da contribuire alla prevenzione del fenomeno anche attraverso precise segnalazioni alle FFOO;
  • livello preventivo e repressivo: formando anche le FFOO a riconoscere tali aspetti soprattutto nella fase dei rilievi dei sinistri stradali in modo che si abbia un quadro omogeneo del fenomeno in Italia, soprattutto se si stima (dati della Fondazione AAA) che c’è un incremento annuo del 7% del fenomeno, mentre attualmente in Italia non è allo studio. Tale qualificazione consentirebbe di
  • inserire una precisa voce ISTAT per le denunce e gli incidenti legati alla rabbia alla guida in modo da evidenziare il fenomeno omicidiario che attualmente non ha una sua classificazione precisa.

Responsabile Scientifico: Dott.ssa Di Sante Monica (Criminologa) Specializzata in Psicologia Applicata all’Analisi Criminale, Psicologia Clinica, Dinamica e della Salute, Laurea in Scienze Dell’Investigazioni, tirocinio presso il Centro di Salute Mentale (C.S.M. di  Pescara) (autorizzato con prot. 635/D.S.M. del 05/03/2008), Corso di Specializzazione: La Mediazione come tecnica di risoluzione dei conflitti. Esperto nella gestione e risoluzione delle controversie civili, bancarie, commerciali e finanziarie, membro del Comitato Unico di Garanzia del Comune di Pescara, già membro del Comitato Scientifico Regionale per la Sicurezza e la Legalità – Regione Abruzzo.

[1] AAA Foundation for Traffic Safety ,“Violent Aggressive Driving Research Testimony”, United States luglio 1997;     “Aggressive Driving: Three Studies”, marzo 1997; “Aggressive Driving  Research Update, 2009

[2] AAA Foundation for Traffic Safety , “Aggressive Driving: Three Studies”, marzo 1997

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