Velocità: superare i limiti è “Arroganza” stradale

In tema di sicurezza, molto spesso e a ragione, al centro si trova il  tema del rispetto delle regole del codice della strada, in particolare della velocità quale elemento che si riscontra essere alla base di incidenti stradali, spesso con esiti gravi per le persone. In Francia i comportamenti alla guida, all’insegna della velocità sostenuta, vengono definiti “arroganza stradale“, più esattamente “violence routière”.

Non è nella nostra intenzione, in questa sede, parlare dei limiti di velocità e dell’obbligo al rispetto delle norme (se abbiamo conseguito una  patente si dà per assunto che  conosciamo il codice della strada o,almeno, dovremmo). In questa occasione neppure saremo ad elencare le conseguenze della velocità con esempi funesti, tanto meno sulle circostanze in cui incorre il conducente indisciplinato, specificando le sanzioni previste  dal Codice della Strada. Si cercherà, invece, di affrontare l’annosa questione sul perché di tali comportamenti di eccesso alla guida e su come intervenire. Qual è, dunque, l’argomento?

“IL RAPPORTO TRA LA PERSONALITÀ ED IL MEZZO!”

Road RageCi sono studi che dimostrano quanto il proprio veicolo sia, per il conducente, l’estensione della sua  personalità, una parte di se stesso, alla  stregua del suo braccio che esegue i movimenti. In qualche modo il mezzo siamo noi! Questa sorta di “fusione” tra auto e personalità produce un abbassamento delle soglie di pericolo, in quanto si è portati inconsciamente a ritenere che il mezzo  possa risponderci così come ci risponderebbe la mano al comando del cervello.

Le statistiche presentate  nel 2017 riferiscono che si sono registrati meno incidenti stradali ma più vittime, che sono state in totale 1.656, quindi in rialzo del 2,2% rispetto all’anno precedente. Gli italiani appaiono scorretti alla guida, con circa due milioni di infrazioni al codice della strada e  una decurtazione di quasi 3 milioni di punti.

Le vittime

Per gli uomini, la classe di età con il maggior numero di decessi è quella tra i 20 e 24 anni.

Come mai tutta questa imprudenza alla guida?

Come mai si attuano questi comportamenti a spregio della vita, “adrenalinici”, come sorpassi azzardati, tirate, sgasate, impennate  con la moto? Cosa realmente si vuole dimostrare con queste condotte? Bisogno di evidenza? Mostrarsi più capaci di altri? Attirare lo sguardo su di noi? O semplicemente…si tratta di “arroganza stradale”?

Sicuramente gli aspetti narcisistici  della personalità del conducente hanno il loro peso: siamo intrinsecamente, così profondamente, insicuri che cerchiamo di superare dei “limiti” per dimostrare quanto siamo capaci, bravi, unici, anche alla guida.

Ma agli altri, può importare realmente di quello che facciamo, se non per criticarci aspramente? Come facciamo a sentirci dei “capaci” nella disapprovazione generale che deriva dal compiere gesti al limite?

Allora, i giovani soprattutto dovrebbero riflettere, e qui iniziare a parlare approfonditamente delle ragioni per cui le soglie di inibizione si abbassano, facendoci ritenere invulnerabili, come i supereroi, affinché si invertano le tendenze a soggiacere alla propria sentita “grandiosità” favorita dal condurre un autoveicolo dalle potenti prestazioni, o fingendo che il mezzo ne abbia, spingendo oltremodo l’acceleratore. Occorre discutere, informare sul pericolo  di veder amplificato il proprio modo di essere quando ci si rifugia nelle prestazioni dell’autoveicolo che si sta guidando. Occorre riconoscere questo aspetto cercando di vivere il veicolo come uno strumento che non deve servire a dimostrare le nostre abilità, cercando di ricollocarlo  nella sua giusta dimensione, che è il movimento nello spazio. Di questo movimento apprezziamone la bellezza, che ci permette di assaporare il vento, annusare i profumi dei luoghi, viaggiare abbracciati, ma che non deve mai rappresentare una sfida alla ROULETTE RUSSA, specie alla guida di un motoveicolo.

L’auto grande, costosa e luccicante narra del proprietario come di una persona di rango, infonde prestigio e sicurezza, all’apparenza, lasciando immaginare di suscitare approvazione, ammirazione ecc. Ed ecco che anche i comportamenti alla guida assumono una colorazione vivace:

  • Allora pensiamo a noi come soggetti capaci non di dover dimostrare agli altri le nostre effettive capacità che, se sappiamo di possedere, per quale motivo dovremmo mostrarle?
  • Le competizioni hanno la giusta sede nella pista e non nella strada!
  • E quando inizia l’impulso di OSARE, quando sentite montare dentro di voi la necessità di sperimentare le vostre abilità, ricordatevi che di fronte a voi, pur volendo credere di essere infallibili, potreste avere un altro omologo che voglia fare altrettanto…e, credetemi, ho visto frontali tra moto! Per evitare questo, ripensate al fatto che quell’impulso è un millesimo di secondo ed in quel millesimo ci si gioca il futuro.

Pertanto, il consiglio che emerge è quello di cercare di abbandonare il senso di competizione su strada per essere più altruistici: nessuno mai potrà apprezzare un soggetto che, con il suo fare, metta a repentaglio la nostra stessa sicurezza.

GUIDA PER GLI ALTRI COME VORRESTI CHE GLI ALTRI GUIDASSERO PER TE!!!

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