Il gaslighting

Alcuni mentono occasionalmente, a volte anche negando i fatti, per evitare di assumersi la responsabilità; ma tra questi ci sono persone che vanno ben oltre, perchè taluni individui, e vedremo quali, hanno davvero delle attitudini alla manipolazione che superano di gran lunga qualsiasi più fervida immaginazione. In tal senso il Gaslighting è una forma malevola, subdola,  di abuso mentale ed emotivo, progettato per ingenerare insicurezza e alterare la percezione della realtà nella vittima, al fine di farle credere che si sbaglia, fino a non confidare più nelle sue stesse percezioni. Come tutti gli abusi, le violenze psicologiche sono basate sulla necessità, da parte dell’abusante, di esercitare un potere, un controllo fino alla dominazione della persona, per i propri scopi.

Origine del termine

Il termine “gaslighting” deriva da una rappresentazione teatrale Gaslight in cui il marito fa scomparire oggetti della moglie, oltre ad abbassarle progressivamente le luci di casa (erano lumi a gas, data l’epoca) per indurla a credere di essere matta; la pièce fu poi rappresentata da Hitchcock in un film con Ingrid Bergman e Charles Boyer, in cui la Bergman interpreta una moglie sensibile e fiduciosa che lotta per preservare la propria identità in un matrimonio violento, con un Boyer che cerca di convincerla che lei è malata ed il tutto per impedirle di apprendere la verità sulla situazione. In Italia il titolo originale fu trasposto in “Angoscia”.

Come riconoscere il Gaslighting?

Come nel film, il perpetratore spesso agisce in modo preoccupato e gentile per dissipare i sospetti. Qualcuno capace di mentire e manipolare in modo persistente è anche capace di essere affascinante, seducente e persino spingere a farti sentire in colpa per aver dubitato di una persona di cui, in fondo, ci si fida. Questo manipolatore gioca  con la  mente della sua vittima, al punto tale che, strategicamente, potrebbe reagire male alle accuse che gli venissero mosse per finire con l’indignarsi, recitando la parte della vittima, qualora venisse sfidata ed interrogata.  Per far passare la sua tesi, offre prove per dimostrare che la vittima è in errore, spingendosi subdolamente a far sì che le stesse prove siano messe in discussione dalla stessa memoria e dagli stessi  sensi della vittima. Le giustificazioni e le spiegazioni vengono condite con espressioni di amore e adulazione, concepite per confondere ancora di più la vittima e per scacciare definitivamente via le discrepanze nel racconto del bugiardo. Così la preda ottiene una temporanea rassicurazione, ma sprofondando contemporaneamente in uno stato di profonda confusione, dovuta al fatto che finisce col dubitare sempre di più dei suoi sensi e ignorare l’istinto, che segnala che qualcosa non va. Al contrario di una diretta violenza psicologica, perpetrata attraverso aggressioni verbali volte a svalutare la vittima, qui si tratta di qualcosa di subdolo in cui  molto spesso è la vittima stessa a rivolgersi al suo aguzzino, affinché l’aiuti, il cui fare e dire è  apparentemente molto accogliente e premuroso, perché lo scopo è quello di  minare dalle fondamenta la mente della vittima senza che lei direttamente lo percepisca. Fermo restante che anche la manipolazione strategica di matrice  psicologica può facilmente trasformarsi in un abuso palese, perpetrato attraverso l’accusa alla vittima di essere diffidente, ingrata, ostile, eccessivamente sensibile, disonesta, stupida, insicura, addirittura pazza e malata. La violenza psicologica potrebbe intensificarsi con le aggressioni verbali, le minacce e l’intimidazione, allorquando non si accetta la versione, assolutamente falsa, della realtà propinata dal manipolatore.

Si può cadere vittime di Gaslighting  non necessariamente per effetto di una relazione sentimentale, anche se è vero che di solito il gaslighting avviene tra due persone piuttosto intime tra loro  in cui si sia creato, magari con il tempo, un rapporto di dipendenza e di fiducia. Ciò non toglie che potrebbe accadere anche in una qualsiasi altra relazione, ad esempio di lavoro o, anche, di amicizia o di parentela. Uno scenario tipico  è quello del partner che mente per nascondere una relazione,  ma  potrebbe accadere che voglia  nascondere debiti di gioco, investimenti finanziari ecc..

Chi è l’autore della violenza psicologica?

Chi mette in atto il gaslighting è quasi sicuramente una persona sadica perchè ambisce a vedere la sua vittima distrutta, a pezzi, si nutre di quel suo vacillare e cadere, non per essere pronto a soccorrerla, attività perpetrata quando vuoi generare una certa dipendenza, ma quanto per il piacere intrinseco che il sadico trae nel farle del male. Se il  manipolatore è  anche un narcisista, un tossicodipendente o un sociopatico, l’attività di gaslighting può essere premeditata  per coprire un crimine. In un caso, un individuo rubava alla ragazza con cui condivideva l’appartamento, facendole credere che pagava al proprietario la sua quota mensile di denaro, tenendola, invece, per se’. Era così subdolo che per captare la sua fiducia le comprava i regali con il denaro che, hackerando le carte di credito e i conti bancari della ragazza, si procurava, fingendo persino  di aiutarla a trovare l’hacker.

Effetti del Gaslighting sulla vittima

Quanto più a lungo dura il periodo in cui si è sottoposti a questa “pressione” psicologica, più i danni sono marcati, perchè gradualmente si perde la fiducia nei propri istinti e nelle proprie percezioni, arrivando a mettere in dubbio anche l’evidenza. Può essere molto dannoso, soprattutto in un rapporto basato sulla fiducia e sull’amore in quanto questo sentimento, e l’attaccamento generato, sono forti incentivi per credere alle bugie e alla manipolazione. Per questa ragione si arriva ad impiegare la negazione, perché si preferisce credere alla menzogna piuttosto che sopportare il dolore della verità. Con il trascorrere del tempo, e l’essere sottoposto a ripetute azioni psicologiche malevoli, il seme del dubbio analogamente ad uno stillicidio corrode l’autostima e la fiducia in se stessi e nella realtà, giungendo a compromettere seriamente i futuri rapporti. Quando il manipolatore abusa verbalmente della sua vittima, può accadere che quest’ultima arrivi a credere alla verità delle critiche, finendo per incolpare e giudicare se stessa, anche nel tempo, anche dopo che la relazione è finita. Ripristinare la giusta autostima richiede tempo, necessario a reinterpretare l’esperienza vissuta alla luce di tutti i fatti che si sono svelati ed accettati per verità. Per fare ciò è necessario imparare ad identificare gli schemi comportamentali del manipolatore giungendo a rendersi conto che sono dovuti al suo modo di essere e non al proprio, rimuovendo fino in fondo ogni autocolpevolizzazione.

Prevenzione

Ciò chè riveste fondamentale importanza è il divulgare l’esistenza di questi schemi comportamentali disfunzionali, subdoli, manipolatori, in modo che non ci si limiti a mettere in dubbio le proprie qualità e capacità ma che si giunga ad analizzare il rapporto fino a questa evenienza, perchè  quando si arriva a  dubitare della propria lucidità mentale,  non solo si giunge a sentirsi confusi ma si può correre il rischio di cadere in depressione. Va sottolineato che il gaslighting è una delle forme di abuso più subdole e devastanti che esistano perchè tende a far impazzire la vittima. Per contrastare questo occorre fidarsi innanzitutto del proprio intuito, perchè da “animali”  sentiamo se qualcosa non va come dovrebbe, se c’è qualcosa che non ci convince ma, anzichè abdicare all’istinto, occorre utilizzarlo per indagare meglio, non dando  per scontato che l’altro abbia ragione; impostare, poi, una delimitazione di ciò che non deve essere ritenuto accettabile, ancor prima che avvenga, in modo da non transigere, se dovesse accadere. Se questo valico è la violenza verbale, le urla non vanno tollerate perchè servono a creare tensione emotiva negativa, come la paura, ad esempio. Per cui se l’altro urla, insulta  e ci ferisce,  non bisogna lasciarlo passare sordidamente. Cedere è la strada per la manipolazione. Non si deve, quindi, permettere che qualcuno oltrepassi il limite e lasciargli credere che può farlo impunemente: bisogna essere determinati a non subire perchè poi ci saranno altri eventi simili.

Con questo non si vuole asserire che non ci si sbagli mai, a volte è corretto dubitare di noi stessi, ma solo dopo analisi attenta e discussione condivisa, dove l’altro comprende e, a sua volta, comprende i suoi stessi errori. Un rapporto monovia è un sintomo da tener ben presente perchè dice che il rapporto non è paritetico, quindi non esiste una coppia, in caso di relazione sentimentale, ma c’è un solo individuo che tira le fila del rapporto e questo non lo si deve permettere. In questo caso, la propria salute va tutelata con l’allontanamento dalla situazione che può solo logarci, se si rimane, perchè subendo si conferirà il potere di distruggerci.

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