TRIBUNALI AD HOC PER LE RICHIESTE D’ASILO.

Il 10 Febbraio di quest’anno è stato approvato un decreto- legge proposto dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che contempla l’istituzione di sezioni specializzate in materia d’immigrazione presso quattordici tribunali italiani.

La competenza assegnata riguarderà, principalmente, le controversie relative al mancato accoglimento della domanda di protezione da parte delle Commissioni prefettizie territoriali ( art. 35 del D.Lgs. 25/2008) e del diritto di soggiorno per i cittadini dell’Unione Europea  e quelle inerenti al rilascio, rinnovo e revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il sistema pre-vigente contemplava tre gradi di giudizio: la valutazione della domanda d’asilo da parte della Commissione prefettizia, il ricorso al Tribunale ( in caso di diniego) e l’eventuale ricorso in Corte d’appello (qualora il Tribunale confermasse la decisione negativa della Commissione prefettizia); il decreto sopprime il ricorso in Corte d’appello (conservando, però, il ricorso in Cassazione per saltum), con la conseguente riduzione dei tempi ( e dei costi) dell’intero iter, che deve concludersi in 4 mesi.

I tempi lunghi derivanti dai tre gradi di giudizio, infatti, oltre che aggravare la mole di lavoro negli uffici giudiziari, producono anche un ingente esborso economico per lo Stato; i richiedenti asilo, infatti,  pur nel caso in cui siano consapevoli di non avere diritto alla protezione, propongono comunque ricorso per fruire dell’assistenza (compreso il gratuito patrocinio nei procedimenti) la quale, in quanto obbligatoria fino alla sentenza e dati i tempi lunghi dei tre gradi di giudizio,  arriva a prolungarsi per anni.

Il ricorso è esperibile entro trenta giorni dal diniego dell’asilo e sospende l’esecuzione del provvedimento di espulsione, tranne che nei seguenti casi specifici:

  1. se il richiedente asilo sia ospite di un Centro d’Identificazione ed Espulsione ( denominato Centro di Identificazione e di Rimpatrio, dopo il decreto-legge in parola);
  2. se la domanda di protezione sia stata già respinta una volta;
  3. se gli stranieri siano stati trovati in condizioni di soggiorno irregolari o abbiano eluso i controlli di frontiera (in pratica, quasi tutti gli irregolari).

Si resta in attesa della decisione del Parlamento, sulla conversione del decreto-legge; nell’Unione Europea, in ogni caso, si ribadisce l’obbligo legale di prendere misure necessarie ad assicurare l’effettivo rimpatrio dei non aventi diritto.

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