Leoni da tastiera o pecore smarrite?

In gergo virtuale si chiamano “haters” e sono le persone che, sentendosi protette dalla mediazione e dall’anonimato della Rete,  dietro lo schermo di un computer, si scatenano, soprattutto sui social, insultando ed offendendo fino ad umiliare le persone. Situazioni queste, in crescendo, si stanno ripetendo sempre più di frequente con casi che hanno avuto esiti drammatici per le persone prese di mira. Ma chi sono questi haters?

Davanti allo schermo leoni, nella vita reale pecorelle smarrite. Il leone da tastiera è una specie sviluppatasi negli ultimi anni, ha bisogno di una tastiera per liberare la propria frustrazione vissuta nel mondo reale e così che possa manifestare il suo vero potenziale offensivo. Nascondendosi dietro un  computer può mantenere l’anonimato e la sospensione volontaria delle regole educative, nel contempo sentirsi “capace” di affrontare chiunque!

Ma chi si cela veramente dietro a questi fenomeni dal nickname spesso improponibile?

Padri di famiglia, studenti universitari, ragazzini, casalinghe, avvocati, ma anche appartenenti alle Forze dell’Ordine, insomma una pluralità di ogni ordine e grado di tutti i ceti sociali, pronti a scatenare discussioni su discussioni, per il solo gusto di manifestare se stessi, in un moto di autogratificazione come se stessero su un palcoscenico dove chi legge sono gli spettatori che lo applaudono. Questi “leoni”, infatti, cercano di dare la propria opinione su qualsiasi argomento all’interno di blog e social network, che poi sono i loro habitat preferiti, abusando della propria libertà di espressione, poichè non si limitano solamente ad insultare, sminuire ed aizzare altri “leoni” a sbranare le prede con idee diverse dalla loro, ma passano spesso anche alle minacce e alla diffamazione. Questi INSICURI nella vita reale, dietro la maschera che cela una vita inconsistente e frustrante,  vogliono sempre aver ragione anche quando vengono smentiti da persone competenti e qualificate. Spesso per loro non è importante condurre una discussione pacata e civile, all’interno di una logica argomentativa chiara, dove si può anche essere  in disaccordo attraverso altre logiche corrette, costoro, nella loro impellente necessità di essere al centro dell’attenzione farneticano conoscenze filosofiche, dottrinali, abnormemente falsificabili che non si rendono nemmeno conto di cadere il più delle volte nel ridicolo se non fosse per la guerriglia verbale scurrile. Il loro obiettivo è quello di  conquistare consensi attraverso i “like”, un mi piace dopo un mi piace, un  piccolo momento di notorietà che valga la giornata.

Un leone da tastiera pensa che Internet sia un mondo distaccato dalla realtà, un luogo dove si può dire ciò che si vuole e farla franca nell’impunità e nell’anonimato. Disconoscono che invece il web è uno strumento della realtà: dipende da come lo usiamo. Così, pur celandosi dietro un nick o creando più profili fake da usare come gruppo di adepti, di supporter pronti ad incitare e spalleggiare, in realtà il “leone” è solo, come lo è nella realtà. Una vita insoddisfacente e fintamente vissuta all’insegna della prima menzogna verso se stessi: sono una persona eccezionale, capace, intelligente, sono il NUMERO UNO! … ed il web diventa lo specchio narcisistico dove cimentarsi in un comportamento autogratificante!

Dovrebbe, invece, rendersi conto che se si scrive un insulto o una minaccia, il destinatario è una persona che saprà anche reagire e prima poi in quella giungla del web ne incontrerà una degna di lui. In definitiva, l’odio espresso non ha mutato forma, semplicemente è cambiata la maniera di esternarla ed i destinatari: il web permette di raggiungere una molteplicità di individui verso cui dirigere la propria rabbia inespressa nella vita quotidiana. Una cosa è certa: quando è offline, il leone da tastiera non si azzarderebbe mai a dire ciò che scrive sul Web.

Bisognerebbe mettersi un po’ più spesso nei panni degli altri e chiedersi “se fossi io al suo posto?”… ci renderebbe tutti persone migliori. R. Rigoni

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