Siamo certi che il sinistro stradale sia sempre la conseguenza di un errore alla guida?

Siamo votati a ritenere che quando due veicoli si scontrano è perché si è verificato un “incidente” stradale. Ma è sempre così? Dietro alla cosiddetta “dinamica delle lamiere” non c’è sempre e solo un comportamento alla guida (frizione, freno e acceleratore) c’è soprattutto una psiche e molto spesso una volontà a tenere un determinato comportamento alla guida, motivo per il quale non sempre il sinistro può rientrare nella circostanza del caso fortuito o delle vicende nate sotto il segno dell’imprevedibilità e/o della sfortuna.

Andando a ritroso negli anni (non troppi anni addietro) già nel 2006 le testate giornalistiche di riviste  di settore, quali, ad esempio, quelle sui motori, per citare riferivano di sondaggi sulle caratteristiche dell’italiano medio alla guida. Ne veniva fuori un dipinto riassumibile nella frase: “Italiani maleducati alla guida“.  Più recentemente, nel 2014, il Centro Studi e Documentazione Direct Line, la nota assicurazione on line, per indagare nuovamente gli automobilisti italiani, chiede loro come reagirebbero in caso di insulto da parte di un altro conducente,  a chi si rivolgono soprattutto quando sono arrabbiati per aver subito un torto alla guida. Secondo tale sondaggio, la tendenza più comune  è quella di prendersela direttamente con il conducente “colpevole”, tant’è che il 67% del campione affermerebbe di essere spesso insultato da altri conducenti, mentre il 28% insulterebbe  soggetti diversi, indirettamente coinvolti nella guida, quali prefetti ed istruttori di scuola guida, rei di aver concesso loro la patente (“ma chi ti ha dato la patente!”) e  a mamme e sorelle, che  fanno seguito con l’11% dei guidatori intevistati.

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Riassumere la questione in termini di maleducazione è troppo semplicistico quando invece la cronaca ci riferisce di  episodi di rabbia alla guida che sfociano in incidenti stradali provocati per inseguimenti, speronamenti e che poi terminano con l’uccisione del conducente, reo di essere causa di un torto stradale.

Questa rabbia alla guida ha un nome ROAD RAGE

In America, secondo uno studio condotto da Mizel [1], sono stati 10.137 gli incidenti dovuti alla guida aggressiva, e dunque alla violenza del conducente che, per effetto della rabbia, deliberatamente ne causava uno. Il 40% degli intervistati si dichiarava più preoccupato del rischio di imbattersi in un  “conducente aggressivo”  che di incorrere in uno alla guida ubriaco (33%). Ci si interroga sul come mai gli americani siano diventati così sensibili a  questo tipo di rischio e si è potuto comprendere come le coscienze siano state scosse da un evento particolarmente drammatico che ha visto l’uccisione di alcune persone innocenti. E non è stato l’evento in sé, la morte di persone, ma il suo movente: alla base del delitto vi erano futili motivi legati a ragioni di traffico. Questa è la circostanza che ha destato un allarme sociale tale, anche per l’effetto mediatico che ne è scaturito, che ha subito dato spunto per  studi sull’aggressività del conducente alla guida.

L’ “ira stradale” o “road rage” è diventato un termine molto popolare negli Stati Uniti e sta ad indicare un comportamento aggressivo, rabbioso alla guida causante eventi di messa in pericolo o di danno a persone e/o cose. Gli Australiani, invece, preferiscono parlare di “guida predatrice“. Questa tipologia di incidenti stradali è caratterizzata da un elemento psicologico non legato alla colpa ma al dolo: la volontà di mettere in atto un comportamento che viola le più comuni norme di diligenza e prudenza che dovrebbero caratterizzare una guida. Spesso, il comportamento aggressivo alla guida di un veicolo non tollera intromissioni: qualsiasi scusa è buona per cercare giustizia al torto subito. Nel nostro Paese destò stupore il caso di un 71 enne condannato a sedici anni di reclusione, riconosciuto colpevole di omicidio volontario per avere, il 25 luglio del 2011, a Milano, inseguito con la propria auto e ucciso un motociclista dopo un litigio a un semaforo. Ma gli episodi sono quotidiani, e molto spesso sono di difficile individuazione perché  le liti non sempre terminano in fatti di cronaca pur costituendo una minaccia all’incolumità e alla sicurezza individuale e sociale.

Reperire i dati per avere un quadro chiaro della portata del fenomeno, in una società sempre più frenetica e problematica, non è facile anche a causa dell’elevato numero oscuro che inficia il quadro realistico del problema. In primis, perchè non sempre queste liti sfociano in sinistri stradali veri e propri, poi perchè spesso le ricostruzioni non tengono in conto delle cause psicologiche che hanno determinato lo scontro dei veicoli, per cui ne consegue che il sinistro venga rilevato senza tener conto di queste cause volontarie. In definitiva, le denunce che permetterebbero di quantificare il problema sono prive di quelle informazioni necessarie a capire le reali proporzioni del fenomeno, anche e soprattutto al fine di adottare le opportune misure di prevenzione e contrasto.

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Quel che è certo è che sempre più episodi di cronaca hanno messo in luce come persone apparentemente normali commettano omicidi stradali. L’ipotesi di partenza è che vi sia un elemento (la rabbia) che possa incidere nei sinistri stradali e nelle liti stradali, episodi di violenza che hanno come scena del crimine la strada ed il veicolo. Il presupposto di base per la ricerca che andremo ad intraprendere in questo ambito è quello che considererà il comportamento violento come la risultante vettoriale di fattori modulanti, amplificanti o attenuanti, che agiscono congiuntamente su di un impulso aggressivo scatenato da determinati eventi ambientali. Il capire quali siano queste determinanti alla guida è ciò che ci si propone di indagare, allo scopo, come si è detto, di elaborare una teoria di possibile prevenzione del fenomeno della “road rage“, della cd “rabbia alla guida“.

Per fare ciò ci si propone, attraverso la somministrazione di un questionario, in cui verrà  impiegato anche un Test Psicometrico ampiamente utilizzato nella comunità scientifica come strumento predittivo del rischio-violenza,  elaborato allo scopo di conoscere la situazione nel nostro Paese. Il campione di riferimento, affinché sia il più rappresentativo possibile, è stato stimato in 2500 c.a. soggetti, per tracciare un trend del fenomeno e proporre possibili soluzioni per difendersi e controllare la Road Rage. 

[1]Mizel, L. Aggressive Driving. In, Aggressive Driving: Three Studies. AAA Foundation for Traffic Safety, Washington, DC, March 1997.
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