Ma siamo al sicuro col T.T.I.P. prossimo venturo?

Dal 2013 la Commissione europea sta negoziando un accordo internazionale con gli U.S.A. , denominato Transatlantic Trade and Investment Partnership (da cui l’acronimo T.T.I.P.), per creare la più grande area di libero scambio del mondo, attraverso la riduzione dei dazi doganali, la rimozione delle barriere non tariffarie (ossia: contingentamenti di merci, differenze tra regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, regole sanitarie e fitosanitarie) e altro ancora. I sostenitori dell’accordo sono convinti che esso porterà ad una crescita economica nei Paesi firmatari; i detrattori, invece, affermano che ne faranno le spese la sovranità e la sicurezza degli Stati e dei cittadini.  I negoziati, in effetti, sono segreti, sebbene alcuni dei contenuti oggetto della trattativa siano stati pubblicati sul sito della Commissione UE e qualcosa sia trapelato anche da alcune testate giornalistiche nazionali ed estere, ed è proprio questa segretezza ad attirarsi le prime critiche: l’assenza di trasparenza sui contenuti dei negoziati, infatti, non permette un controllo ex ante e non è detto che sia possibile il controllo ex post, dal momento che, qualora non si considerasse il T.T.I.P. un accordo a competenza concorrente, verrebbe esclusa la ratifica degli Stati membri, che in Italia è subordinata alla legge di autorizzazione da parte del Parlamento, ai sensi dell’art. 80 Cost.

Le posizioni critiche nei confronti del T.T.I.P. si focalizzano anche sulla possibile armonizzazione delle norme a livelli più bassi degli attuali, quanto alla tutela della salute, dell’ambiente, dei diritti sociali, poiché i princìpi alla base della legislazione UE sono diversi da quelli statunitensi. Nell’Unione Europea vige, infatti, il principio di precauzione ( sancito ab origine dall’art. 191 T.F.U.E. per l’ambiente ed esteso, col Reg. EC n. 178/2002, anche ad altri settori), in base al quale una sostanza non viene immessa sul mercato se la si identifica come rischiosa, anche se non vi è una certezza scientifica; negli U.S.A. vale il principio opposto, cioè che in assenza di certezza scientifica sulla sua nocività, un prodotto viene immesso nel circuito commerciale. Questo significa che, se il T.T.I.P. entrasse in vigore, potremmo trovare in Europa OGM e carni sbiancate col cloro, dopo essere state nutrite con gli ormoni della crescita, tanto per fare un esempio…

E, last but not least, si prospetta anche l’introduzione di una clausola di arbitrato internazionale (designata con l’acronimo ISDS, Investor State Dispute Settlement) che consentirà alle imprese di agire in giudizio contro i Governi nel caso questi adottassero una legislazione che possa mettere in discussione le aspettative di profitto delle imprese stesse! In pratica, gli Stati non saranno più liberi di adottare politiche sanitarie, ambientali, sociali, finanziarie che possano intaccare gli interessi delle multinazionali, a pena di cospicui risarcimenti, decisi da un organo arbitrale estraneo alle giurisdizioni nazionali.

Nell’attesa di notizie più dettagliate, l’invito rivolto a tutti è quello di non abbassare la guardia, leggere, informarsi, per la sicurezza nostra e dei nostri cari, su quanto accade ogni giorno anche in settori della nostra vita sociale, civile ed istituzionale che sembrano, e spesso sono, lontani anni luce da noi ma i cui riflessi riverberano nel nostro vivere quotidiano.

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