City sensing 2.0 e qualità dell’aria

La conoscenza ampia del territorio, delle sue dinamiche e delle sue evoluzioni e` un presupposto inderogabile per una corretta gestione del territorio e dell’ambiente nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Le nuove tecnologie offrono infatti straordinarie opportunita` per migliorare il sistema delle conoscenze sullo stato e sui problemi del territorio e dell’ambiente; la dirompente diffusione della cultura informatica, ed in particolare la proliferazione del Web 2.0, ha dato voce (sia in termini di espressione di bisogni, sia come contributi informativi) a fasce di utenti del territorio inizialmente tagliati fuori in un modello organizzativo di tipo top-down.

E’ maturata nel tempo, quindi, la consapevolezza della necessita` di condivisione delle informazioni e la cooperazione tra attori pubblici e privati, in tema di conoscenza del territorio e dell’ambiente, sfruttando l’integrazione di tutte le fonti informative disponibili, al fine di migliorare il grado di equita` ed efficacia nell’uso delle risorse.

Negli ultimi anni recenti esperienze di ricerca a livello internazionale riguardanti l’impiego di sensoristica diffusa e rilevamento immersivo sul territorio ha di fatto delineato un settore di impiego delle tecnologie per il territorio piuttosto ben caratterizzato che si sta affiancando a quello più consolidato del Remote Sensing (Tele-Rilevamento) e che potremmo definire City Sensing.

L’elemento che contraddistingue il City Sensing è l’uso di dispositivi tecnologici di rilevamento di piccole dimensioni, miniaturizzati, portatili o personali a bassissimo costo che permettono di disseminare sul territorio numerosi punti di acquisizione mantenendoli collegati e penetrando a fondo nei contesti complessi, come quelli urbani, permettendo quindi di analizzarli “dall’interno”.

Un secondo, ma non meno importante elemento, è dato dalla dimensione del tempo reale che ormai permea l’uso di tecnologie di rilevamento diffuso grazie allo sviluppo dei sistemi di connettività. Lo spazio urbano, ma non solo urbano, è divenuto uno “spazio interconnesso” a tutti gli effetti e grazie a questa condizione i flussi di dati provenienti da una miriade di dispositivi tecnologici (anche non destinati necessariamente all’acquisizione di informazioni sul territorio e l’ambiente) possono essere aggregati istantaneamente e organizzati all’interno di un database geografico fornendo importanti rappresentazioni di quanto sta realmente accadendo intorno a noi.

Possiamo parlare sempre più di “rilevamento immersivo” come nuova e stimolante opportunità di indagine sul territorio e sull’ambiente che permette di integrare il quadro di conoscenze che è già alimentato da dati telerilevati e da giacimenti informativi e che risulta indispensabile per una corretta gestione del territorio e dell’ambiente.

citysensingUn ulteriore elemento è dato dalla combinazione del City Sensing con le opportunità del web e in particolare del Web 2.0; ovvero del Sensor web enablement[1] e del
monitoraggio territoriale con le modalità cooperative del social networking.

Elemento fondamentale ed imprescindibile è la comunicazione nonché l’accesso ai dati in maniera intelligibile da parte dei Cittadini, in tal senso possiamo parlare di accesso libero ai dati e trasparenza della Pubblica Amministrazione, attraverso l’adozione di un modello Open Data[2] per l’accesso e l’utilizzo in Rete di dati e risorse legati all’ambito pubblico definendo così un rinnovamento delle istituzioni nella direzione di “apertura” e “trasparenza”. Il libero accesso direttamente in Rete ad archivi, database e informazioni prodotte e gestite da soggetti pubblici si configura come aspetto fondamentale per tradurre il concetto di Open Government in un vero e proprio modello sostenibile all’interno delle amministrazioni centrali e locali.

L’indice di qualità dell’aria, costituisce uno strumento di comunicazione che rende facilmente accessibili le informazioni tendenziali riguardo “a quanto pulita o inquinata” possa essere l’aria che respiriamo e se e quanto sia a rischio la salute delle varie categorie di cittadini ai livelli di inquinamento rilevati, attraverso il confronto con i parametri della normativa vigente. La sfida nel contesto europeo è la definizione di uno standard di comparazione e di misurazione.

CITEAIR Common Information To European AIR. Il progetto mira a rendere la qualità dell’aria comparabile e misurabile in tutta Europa con uno standard aperto a qualsiasi città, senza sostituire i sistemi di misurazione attuali già in uso, basato su misurazioni ed indice CAQI (Common Air Quality Index) completando gli indici di misurazione locali in uso. CITEAIR ha sviluppato i primi indici di qualità dell’aria a livello europeo fornendo uno strumento di facile consultazione ed accesso ai cittadini. Una caratteristica importante degli indici è che si differenziano tra il traffico e le condizioni del contesto cittadino. Il Common Air Quality Index (CAQI) è progettato per presentare e comparare la qualità dell’aria in tempo quasi reale su base oraria o giornaliera. Il CAQI ha 5 livelli, utilizzando una scala da 0 (molto bassa) a> 100 (molto alto) e una gamma di corrispondenza colori dal verde chiaro al rosso scuro. Year Average Common Air Quality Index (YACAQI) utilizza un approccio diverso adottando il principio di “differenza di target”. Se l’indice è superiore a 1,0 significa che per uno o più inquinanti i valori limite non sono soddisfacenti. Se l’indice è inferiore a 1 significa che in media i valori limite sono rispettati.

[1] Sensor Web Enablement: l’internet dei sensori Sviluppo della sensoristica e rete internet già da qualche anno si coniugano secondo un modello denominato Sensor Web Enablement ovvero l’internet dei sensori. Tipicamente un sensore eroga informazioni in continuo per cui la visualizzazione dei dati con un browser è possibile adottando modelli e tecnologie software che gestiscano nel modo opportuno flussi di dati relativamente eterogenei e in molti casi piuttosto consistenti. L’approccio geografico combina di fatto le criticità dell’erogazione di flussi di dati in ambiente web con quelle della visualizzazione di mappe composte di strati vettoriali, raster o misti ma ne è la naturale evoluzione.
[2] Con Dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese Open Data anche nel contesto italiano, si fa riferimento ad una filosofia, che è al tempo stesso una pratica. Essa implica che alcune tipologie di dati siano liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’Open Government, cioè una dottrina che prevede l’apertura della Pubblica amministrazione, intesa sia in termini di trasparenza che di partecipazione diretta dei cittadini, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie della comunicazione; e ha alla base un’etica simile a tutta una serie di altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source e l’open access. Nonostante la pratica e l’ideologia che caratterizzano i dati aperti siano da anni ben consolidate, con il termine “Open Data” si identifica una nuova accezione piuttosto recente e maggiormente legata a internet come canale principale di diffusione dei dati stessi.

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