L’Aggressività nel Linguaggio Non Verbale

Abbiamo già parlato del metodo necessario affinchè una disciplina possa essere considerata tale, pur con tanti limiti come ampiamente illustrato.  Hume a proposito della famosa questione dell’induzione, quale ragionamento logico alla base della conoscenza, sosteneva: “possiamo mai dare per certo che qualsiasi cosa possa essere “dimostrata” con assoluta certezza[1]. Senza ombra di dubbio, tutto ciò che può essere predicato per le attuali nostre conoscenze scientifiche, può valere anche per il linguaggio del corpo: è certa fino a prova contraria!

Esiste un  cluster significativo di movimenti del corpo indice di aggressività.

Sono i gesti espressione dell’aggressività, che possono segnalare la pericolosità o meno di un soggetto, in termini di violenza agita. Conoscere questi aspetti è in realtà molto utile poiché, anche se fossimo naturalmente dotati di forza fisica, non sempre è producente farvi ricorso, sia per difendersi che per attaccare. Infatti, nello scontro fisico, non si potrà mai sapere a priori chi l’avrà vinta. Inoltre, per gli adulti specialmente, la lotta è socialmente inaccettabile, e anche se l’aggressività viene espressa attraverso le parole, molto spesso è difficile prevedere quando e se potrà verificarsi il passaggio all’aggressione fisica, ma alcuni segni lo rivelano.

Troppo spesso l’aggressività è reattiva, dove la capacità di contenimento varia da persona a persona. In generale, nel contesto di vita attuale dove ognuno cerca in tutti i modi di affermare se stesso, siamo inclini a reagire alla rabbia degli altri perché ci sentiamo investiti da essa, specie quando qualcuno cerca di imporci le proprie ragioni. Oggi, questa tendenza è talmente esasperata che si ha problemi anche ad impartire un’educazione fondata sulle regole e sul rispetto delle più elementari norme del vivere comune.

Molto sinteticamente, questo cluster è composto da:

1) segnali del viso

Molta aggressività può essere visualizzata nelle espressioni del volto: dal cipiglio di disapprovazione, dalle labbra contratte, dall’esposizione dei denti fino alle ringhia completi. Gli occhi possono essere utilizzati per fissare e mantenere lo sguardo per un lungo periodo. E’ bene sapere che lo sguardo potrebbe costituire un importante attivatore di sentimenti di diffidenza, di ostilità quando sfacciatamente utilizzato per una durata superiore a quella convenzionale, durata solitamente dettata dalle regole culturali.

Non bisogna mai dimenticare che uno sguardo diretto sta ad indicare sentimenti intensamente attivi: d’amore, d’odio o di paura e che innescano per tale un comportamento conseguente, mentre uno sguardo deviato è connesso alla timidezza, alla superiorità casuale o alla sottomissione.

2) segnali del corpo

Quando qualcuno è in procinto di attaccare, rimandano un segnale visivo come, ad esempio, lo stringere i pugni, che sono pronti a colpire. Anche il corpo si prepara all’attacco con l’attivazione fisiologica: pallore improvviso. Cosa ben diversa è l’imporporarsi del volto a causa della collera, in questo caso il soggetto potrà aggredire fisicamente ma è meno pronto fisicamente del soggetto che invece richiama il sangue negli arti (pallore improvviso) per colpire con forza. In altre parole, quando ci troviamo in uno stato di tensione, come nel caso di un diverbio o di un pericolo, il sistema nervoso reagisce pompando adrenalina nel sangue, mentre contemporaneamente avvengono numerosi mutamenti fisici che rivelano questa nostra condizione tensiva, in cui sia l’ostilità attiva che la paura attiva, possono essere accompagnate dal pallore, perché il sangue defluisce dalla pelle per raggiungere il cervello ed i muscoli, ora sono pronti sia all’attacco che alla fuga[2].

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Esiste anche una mimica fatta da gesti insultanti che, appunto,  rivelano l’aggressività. Ci sono, infatti, molti gesti che hanno l’intento primario di insultare l’altra persona e, quindi, sono messi in atto per aggressività e allo stesso tempo incitano, provocano la rabbia del soggetto verso cui sono diretti.

 

Spesso li vediamo espressi nella rabbia alla guida “Road Rage”, che può generare  una battaglia, e molta  imprudenza alla guida, che spesso termina in omicidi. Molti di questi gesti sono espressi con le dita, solitamente, variano da cultura a cultura (es. le corna, il dito medio., ecc.). Alcuni gesti possono includere un’azione simbolica che imita gli attacchi reali, esempio  i pugni che si stringono, come a dire: “Ecco come ti riduco!”. Possono essere  utilizzati anche oggetti come armi, in sostituzione delle mani e per ridirigere l’aggressività: esempio prendere a calci un veicolo come a dire “ecco come di ridurrei!” . Chiaramente, questo è solo un accenno al discorso sul Linguaggio non verbale dell’aggressività, perchè andrebbe di molto approfondito. Si sappia che le fasi del combattimento sono identiche da secoli, perchè si svolgono secondo un rituale: la fase visuale, caratterizzata da un intenso scambio di sguardi a cui fa seguito lo scontro verbale a cui fa seguito la fase del contatto con  spinte e prese. Il combattimento vero e proprio ha inizio successivamente con i primi pugni e calci, di solito a raffica, e una volta giunti a questo punto difficilmente ci si può sottrarre dall’aggressione fisica allontanandosi. Si può decidere di arretrare, ma con ogni probabilità si arriverà alla caduta a terra, si può decidere di proteggere il corpo, oppure di passare al contrattacco ma comunque è difficile non essere attinti. Solitamente, poi, la lite determina uno stretto contatto corporeo che molto spesso si trasforma in una lotta a terra tra graffi, tirate di capelli, contorcimento rimanendo strettamente uniti, a volte si passa anche ai morsi[3].

 "L'uomo e i suoi gesti" di D. Morris

“L’uomo e i suoi gesti” di D. Morris

Il senso dell’approfondimento della conoscenza del linguaggio dell’aggressività, non è semplicemente quello di mettere in atto delle contromisure fisiche, ma è quello di contenere questa aggressività, in modo da non farsi investire dalla rabbia altrui anche emotivamente, altrimenti il rischio è di perdere il controllo e di passare alla fase del combattimento che non giova a nessuno. A questo proposito, urge, quindi, che ci si interroghi anche sul proprio atteggiamento, se fosse mai improntato allo stile aggressivo, si può arrivare a questo livello di consapevolezza imparando a conoscere i propri gesti, il proprio atteggiamento, oltre che ad interpretare quelli altrui, perché non è detto che non potremmo, piuttosto, essere noi a rimandare un segnale di aggressività a cui l’altro risponde per difesa.

[1] Cfr. Hume in Birkenbihl V. F., “Segnali del corpo”, Franco Angeli, Milano 2008, p. 36
[2] Morris D., “L’uomo e i suoi gesti”, Ed. Mondadori, Vicenza 1985, pp. 165 e ss.
[3] Morris D., “L’uomo e i suoi gesti”, Ed. Mondadori, Vicenza 1985, p. 156

 

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